(Il passero più solitario)

Non saprò cos’è accaduto tra le sue prime penne , non saprò s’è stata inadempienza mia
o il caso, o il suo destino. Gli avevo già dato un nome: Pasquino
perché l’avevo trovato qualche giorno prima del giorno di Pasqua
sul pavimento della mia cucina portato dal gatto…
Era vivo. L’ho preso come fosse una cosa sacra, un figlio caduto dal cielo.
Quel passerotto di nido era il mio cuore e io ero viva. Era un miracolo.
L’ho guardato a lungo stupita, senza respiro.
Quel suo attimo di vita sulla Terra era stato solo per me. Un regalo dell’Universo
Sono rimasta col sapore della sua peluria nella mia mente.
Ma è certo che sarei di meno se non lo  avessi avuto.
Per due giorni ha cinguettato, senza la vera madre. Io ero così piccola di fronte a lui.
Inadeguata per la sua bellezza. Improbabile il suo nutrimento.
La mattina era steso nella gabbietta. Ho percepito il Dolore dello strappo della morte
E la mia vita sarà diversa da ora in poi 
perché ho visto battere il mio cuore restando in vita.

Patrizia Buracchi

 

 

 

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