Nel 2009, in primavera, giunge per telefono una richiesta di aiuto: un tale di Porrena dice di avere cinque cuccioli di cane di circa cinque mesi che non riesce a dare via. Lo Scudo di Pan si dice disposto ad aiutarlo per farli adottare, a patto che lui provveda alla sterilizzazione della loro mamma. La persona in questione accetta e porta in sede le bellissime creature, nate da una meticcia ma il cui padre deve essere senza meno un setter. Uno di loro però zoppica vistosamente. Chiediamo il motivo del suo incedere claudicante e veniamo a sapere che mesi prima il cucciolo si era spezzato, non si sa come, una zampa. Addirittura il piede dell’animale era girato verso il muso, non verso terra. Un’auto? la bastonata di un vigliacco? una caduta? Mistero.

Con disarmante franchezza il padrone aggiunge che, non avendo il denaro per portarlo da un veterinario e farlo operare immediatamente, ha “lasciato fare alla Natura”! Queste le sue precise parole. Rimessagli con le mani la zampa in posizione normale, non ha fatto altro, neppure una fasciatura. L’osso si è così rinsaldato da solo col tempo in modo casuale, ovvero male. Un cucciolo ridotto così, seppure con un muso simpatico e lo sguardo mite, ha ben poche probabilità di trovare una famiglia disposta ad adottarlo. Così è stato: mentre i suoi fratelli e sorelle si sono da tempo felicemente accasati, lui è sempre nella casa-rifugio.
C’è qualcuno che lo vorrebbe adottare a distanza? Gli è stato dato il nome di Tobia, che in ebraico significa “il paziente del Signore”. Un nome che gli sta a pennello!

tobia

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