Ne abbiamo solo uno: aiutare chi ne ha bisogno!

In una colonia felina di cui mi prendo cura, avevo notato da diversi giorni un gatto nero che trascinava una coda sporca e immobile. Quando ho percepito anche un odore nauseabondo, ho catturato il gatto e l’ho portato dal veterinario. Cancrena alla coda, forse per un incidente. Ancora poco e sarebbe morto. Ma, grazie anche all’insostituibile aiuto delle volontarie dello Scudo Di Pan, il gatto è stato operato, si è ripreso ed è salvo (come si vede dalla foto, il primo in basso con la coda amputata).

Ora, esistono due strade per tentare di contrastare la sofferenza. La prima è il puro egoismo: evitare qualunque situazione che generi dolore (ficcare la testa sotto la sabbia), pensando solo al proprio tornaconto. La seconda è condividere la sofferenza di umani e animali, e fare qualcosa se possiamo. Io ho scelto la seconda. Fuggire la sofferenza è del resto impossibile, e in molti casi ignobile. Inoltre, come diceva Bertrand Russell, “le emozioni più generose sono alcune delle gioie più grandi che la vita può offrire”.

Gli animali, per intelligenza, possono essere paragonati – come diceva il grande filosofo Jeremy Bentham – a bambini molto piccoli. Se capita qualcosa di brutto a bambini piccoli, tutti ne proviamo orrore. Per cui, se qualcuno maltratta gli animali o è indifferente al loro destino, più che odiarlo direi che si deve disprezzare. O anche compatirlo. Perché non capisce un cazzo.

Valerio Pernici

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