L’arrivo (Settembre 2008)

Era nero, era un marinaio. O meglio un ammiraglio
perché solo gli ammiragli vestono di nero e lui aveva il pelo
completamente nero. Era stanco, affamato, magro, non si faceva prendere,
né accarezzare. Ma era adorabile, un adorabile gattino con gli occhi giallo limone ,
più scuri a seconda della luce. Lo convinsi a restare. Anche per far compagnia alla Mici
la mia gattina. Lui era un po’ incerto, aveva fatto un lungo viaggio, la sua nave
era naufragata. Per miracolo aveva trovato la porta della mia casa aperta.                              
Qui in campagna si lascia spesso la porta aperta, c’è il profumo delle piante, dell’erba.
C’era il sole quando lui arrivò. La Mici lo fece entrare, lo incoraggiò con una zampetta:
“Su entra qui si sta bene”
“Buon giorno” dissi “E tu che ci fai?” Lui mi guardò con i suoi occhi tondi e luminosi
“Di me ti puoi fidare” continuai” siediti , mangia qualcosa”.
Mangiò. Inizialmente, quando ancora era diffidente, veniva solo a pranzo e a cena
con la Mici. Con il tempo rimase, nel giardino, tranquillo.
Poco a poco. Si fece accarezzare anche se un po’ riluttante alla coccole.
Usciva con la Mici sempre insieme dopo cena, tornavano tardi. Erano giovani, sei , sette mesi, due gatti “trovatelli”.                                                                                                                                                                

La dipartita ( fine ottobre 2008)

Ciò che mi è rimasto dentro di lui, del suo sguardo invitante
e impaurito allo stesso tempo, è stata la  dolcezza.  Avrei dovuto capire,
da quel suo stare, dal suo guardare pensoso nella notte, il suo frugare tra le foglie,
che sarebbe andato via. Sapevo che il mio potere su di lui era transitorio
ma speravo che si fermasse, facesse di questa casa la sua dimora…invece un giorno si è allontanato e non è più tornato.
Certo , la Mici era un po’ bisbetica. Ma lui pareva essere innamorato.
“Non la lascerà mai” dicevo” è una micina pazzerella però lui non la lascerà”
Spesso lo prendevo in braccio, mi divertivo con il  pelo nero, lungo, morbido, gonfio.
Stava bene. Almeno credevo. Lo credo ancora.
Voglio credere che lui sia dovuto tornare in mare, al comando della sua nave.                                                                       
Il ricordo ( dalla fine di ottobre 2008 in poi)

Era un marinaio in fin dei conti, e il suo posto era il mare.
O forse come Ulisse aveva trovato qui la sua Nausica ma il dovere lo aveva chiamato… Sicuramente è così. La sua sparizione è stata per questo motivo.
La gattina  lo sa. E’ stata un pò malinconica, poi ha ripreso vivacità.
Io invece ancora penso a lui. A quelle sue zampotte nere, al sui incedere lento.
Mi manca. Mi manca  il suo musetto con i baffi ben tenuti, da bravo ammiraglio.
Mi manca il suo stendersi per terra, come per farmi una gentile concessione mi guardava.
“Cipollotto” lo chiamavo perchè il suo corpo era  ancora tondo e acerbo,
di gatto ancora cucciolo…
Prendevo sulle ginocchia il batuffolo di gattino-marinaio anzi ammiraglio,                                                           con le dita entravo nel nero pelo,  folto, pulito. Percepivo il battito leggero del suo cuore
di cucciolo appena affacciato alla vita. Tastavo il pancino morbido. Lui apriva le
zampe per farsi coccolare. Gli piaceva farsi coccolare sul pancino,
spesso si addormentava… era così lieve e indifeso…                        
I suoi occhi mi dicevano che era triste, che forse sognava il mare,
però il suo mugolio di piacere era un invito a farsi accarezzare.                                                                     

La mancanza ( da “poi” a “sempre” )

Si accoccolava sulle mie gambe, lo stringevo appena al petto. “Il mio cipollotto”.
Poi arrivava la Mici e lui, da innamorato lasciava il caldo delle mie braccia e la seguiva, Giulietta e Romeo, cipollotto e cipollina, Chiara e l’Oscuro.
“Ritorna piccolo Romeo” (tanto l’ho cercato e cercato )”non so dove sei e mi manchi”
Mi meraviglio come questo mio desiderio forte, non faccia sì che lui trovi la via per tornare. Allora penso le cose più nere e più truci…. ma era così bello e dolce
Nessuno avrebbe mai potuto fargli del male.

N.B.

Però credo che lui abbia incontrato una gatta dal pelo bianco
e che se ne sia innamorato.
Infatti un anno fa è venuto ad abitare da me un gattino bianco e nero…                              

Patrizia Buracchi

 

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