Segmenti interiori tra Cielo e Acqua

Segnaliamo a tutti i nostri amici questo importante evento che svolge presso le sale espositive del Comune di Arezzo, fino all’11 di Novembre. In mostra le opere della nostra cara Patrizia Buracchi:

Con la collaborazione organizzativa della presidenza del Consiglio Comunale, s’inaugura sabato 14 ottobre alle 11 la mostra “Segmenti interiori tra cielo e acqua”, opere di Patrizia Buracchi, a cura di Rita Carioti. Dal 14 ottobre a sabato 11 novembre, loggiato al secondo piano di palazzo comunale, lunedì, mercoledì, venerdì e sabato 8,30 – 14,30 e martedì e giovedì 8,30 – 17,30.

 

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Le opere di Patrizia Buracchi a Palazzo Comunale (la Nazione)

Io, Rio, un cane così

Mi chiamo Rio e qualcuno dice che sono molto più di un cane.
Soprattutto da quando è scoppiato l’amore speciale tra la cagnolina Cris e me.
Mi ha riportato alla vita.
Avevo la febbre, avvertivo solo qualche suono lontano, percepivo qualche presenza.
Una, soprattutto, quella di Rossy, la mia padrona.
Non è una padrona la mia padrona. E’ come se fosse la mamma.
Mi teneva la zampa anche quando non era dal veterinario con me. Non so come facesse
ma la sentivo stringere forte anche quando era lontana.
La sua mano mi stringeva per strapparmi alla morte.
Di questo si trattava. Di quella cosa che gli umani chiamano morte, fine.
Un pomeriggio un tremendo dolore si era aggrappato al mio corpo e non mi voleva lasciare.
La mia casa, la mia cuccia, i miei micioni, Mino e Mona, erano spariti dai miei occhi.
Inutili le cure, inutile tutto: sballottato qua e là, figure sconosciute andavano e venivano.
E io volevo solo mamma Rossy.
Il suo viso era vicino al mio : bisbigliava parole dal suono dolce come sa fare lei.
“Rio” mi chiamava “Rio devi farcela” La sentivo pulsare nel mio  cuore che invece si voleva arrendere, era troppo da sopportare. Ero stanco.
Alla fine qualcuno ha aperto il mio ventre e ha tagliato il dolore.
Al mio risveglio ne avevo un po’ meno.
Ma le forze mi abbandonavano. Qualcosa di malvagio mi stava portando nel buio, nella morte
Per la mia mamma non era  giusto e ha lottato con me. Il dolore di non rivederla più è stato così tanto che ha vinto il dolore del corpo e questo è stato sconfitto.
E’ poi arrivata la cagnetta Cris : mi ha dato un regalo prezioso.
Mi ha portato il rosso del suo sangue e lo ha versato nelle mie vene. Che forte, Cris!
Bisbigli lontani riprendevano a vivere. Aprivo gli occhi e vedevo di nuovo il mondo.
E’ stato come nascere una seconda volta con più dolore e molta più  fatica.
La mia mamma mi ha fatto ri-nascere, mi ha tirato fuori dal ventre della morte,
mi ha preso in braccio. Lei e Cris. E ora un po’ di Cris è in me! Questo è amore.
E’ stato difficile e non so ancora per quanto potrò adorare gli occhi di mamma Rossy.
Io vorrei ancora per tanto tempo…
Quando resto solo in casa, con Mona e Mino, cerco di non pensare.
Per questo combino guai. Perché ho tanta fame di amore, veramente troppa.
Vorrei amare tutta la Terra, vorrei amare e giocare con tutti gli animali del mondo.
Sono strabordante di amore e di desiderio di amore.
Lo so che esagero, ma sono un cane così.

Patrizia Buracchi

Era nero

L’arrivo (Settembre 2008)

Era nero, era un marinaio. O meglio un ammiraglio
perché solo gli ammiragli vestono di nero e lui aveva il pelo
completamente nero. Era stanco, affamato, magro, non si faceva prendere,
né accarezzare. Ma era adorabile, un adorabile gattino con gli occhi giallo limone ,
più scuri a seconda della luce. Lo convinsi a restare. Anche per far compagnia alla Mici
la mia gattina. Lui era un po’ incerto, aveva fatto un lungo viaggio, la sua nave
era naufragata. Per miracolo aveva trovato la porta della mia casa aperta.                              
Qui in campagna si lascia spesso la porta aperta, c’è il profumo delle piante, dell’erba.
C’era il sole quando lui arrivò. La Mici lo fece entrare, lo incoraggiò con una zampetta:
“Su entra qui si sta bene”
“Buon giorno” dissi “E tu che ci fai?” Lui mi guardò con i suoi occhi tondi e luminosi
“Di me ti puoi fidare” continuai” siediti , mangia qualcosa”.
Mangiò. Inizialmente, quando ancora era diffidente, veniva solo a pranzo e a cena
con la Mici. Con il tempo rimase, nel giardino, tranquillo.
Poco a poco. Si fece accarezzare anche se un po’ riluttante alla coccole.
Usciva con la Mici sempre insieme dopo cena, tornavano tardi. Erano giovani, sei , sette mesi, due gatti “trovatelli”.                                                                                                                                                                

La dipartita ( fine ottobre 2008)

Ciò che mi è rimasto dentro di lui, del suo sguardo invitante
e impaurito allo stesso tempo, è stata la  dolcezza.  Avrei dovuto capire,
da quel suo stare, dal suo guardare pensoso nella notte, il suo frugare tra le foglie,
che sarebbe andato via. Sapevo che il mio potere su di lui era transitorio
ma speravo che si fermasse, facesse di questa casa la sua dimora…invece un giorno si è allontanato e non è più tornato.
Certo , la Mici era un po’ bisbetica. Ma lui pareva essere innamorato.
“Non la lascerà mai” dicevo” è una micina pazzerella però lui non la lascerà”
Spesso lo prendevo in braccio, mi divertivo con il  pelo nero, lungo, morbido, gonfio.
Stava bene. Almeno credevo. Lo credo ancora.
Voglio credere che lui sia dovuto tornare in mare, al comando della sua nave.                                                                       
Il ricordo ( dalla fine di ottobre 2008 in poi)

Era un marinaio in fin dei conti, e il suo posto era il mare.
O forse come Ulisse aveva trovato qui la sua Nausica ma il dovere lo aveva chiamato… Sicuramente è così. La sua sparizione è stata per questo motivo.
La gattina  lo sa. E’ stata un pò malinconica, poi ha ripreso vivacità.
Io invece ancora penso a lui. A quelle sue zampotte nere, al sui incedere lento.
Mi manca. Mi manca  il suo musetto con i baffi ben tenuti, da bravo ammiraglio.
Mi manca il suo stendersi per terra, come per farmi una gentile concessione mi guardava.
“Cipollotto” lo chiamavo perchè il suo corpo era  ancora tondo e acerbo,
di gatto ancora cucciolo…
Prendevo sulle ginocchia il batuffolo di gattino-marinaio anzi ammiraglio,                                                           con le dita entravo nel nero pelo,  folto, pulito. Percepivo il battito leggero del suo cuore
di cucciolo appena affacciato alla vita. Tastavo il pancino morbido. Lui apriva le
zampe per farsi coccolare. Gli piaceva farsi coccolare sul pancino,
spesso si addormentava… era così lieve e indifeso…                        
I suoi occhi mi dicevano che era triste, che forse sognava il mare,
però il suo mugolio di piacere era un invito a farsi accarezzare.                                                                     

La mancanza ( da “poi” a “sempre” )

Si accoccolava sulle mie gambe, lo stringevo appena al petto. “Il mio cipollotto”.
Poi arrivava la Mici e lui, da innamorato lasciava il caldo delle mie braccia e la seguiva, Giulietta e Romeo, cipollotto e cipollina, Chiara e l’Oscuro.
“Ritorna piccolo Romeo” (tanto l’ho cercato e cercato )”non so dove sei e mi manchi”
Mi meraviglio come questo mio desiderio forte, non faccia sì che lui trovi la via per tornare. Allora penso le cose più nere e più truci…. ma era così bello e dolce
Nessuno avrebbe mai potuto fargli del male.

N.B.

Però credo che lui abbia incontrato una gatta dal pelo bianco
e che se ne sia innamorato.
Infatti un anno fa è venuto ad abitare da me un gattino bianco e nero…                              

Patrizia Buracchi

 

Micola

Vorrei scrivere la sua storia di cane abbandonato
la storia di un cane che aveva conosciuto il caldo ventre della famiglia, coccolato
come un bambino, un fratellino, gentile e premuroso, allegro sempre.
Vorrei scrivere la sua storia perché è un romanzo non di avventure,
ma di trascuratezza.
La Tua Storia, Micola, batuffolo bianco,
elegante cane, raffinato quasi aristocratico.
Micola, io non ti degnai di uno sguardo a quel tempo,
lasciai che si dimenticassero di te. Non ti vollero più accanto…
eri troppo grosso, avresti rovinato il parquet, le poltrone costose, la nuova casa.
Non mi accorsi della tua richiesta.
Qualcuno ti portava da mangiare, ma tu avevi un’altra fame
e quel cibo era inutile e nessuno riparò lo strappo al tuo cuore.
Qualche rattoppo e via. Ma non bastava.
Ci si può ammalare di amarezza. Vuota la vecchia casa,
vuoto e silenzioso quello che era stato grondante di calore e tenerezza.
Silenzio, freddo l’inverno
troppo feroce il calore dell’estate. Povero Micola, solo come un cane, 
ora, troppo tardi, ho pensato a te.
Ma sai, si può vivere da ciechi e da folli
da amanti distruttori e da taccagni, i ghetti umani sono nel cuore,
le spade sono forgiate per scavare inferni arroventati
la pazzia è invisibile agli occhi troppo spesso, e tu ne sei una vittima.
Sai che ora, ora che conosco la tua storia e la tua morte
(un colpo di fucile ha messo fine ai tuoi ultimi anni)
ora imparo quanto stolto sia il nostro correre e perversa la sete di felicità
che ci arde, un’opulenza incancrenita dall’indifferenza.
Il freddo che tu hai patito era il freddo della nostra insana Malattia.
Micola dolce, dove sei ora non lasciarci soli.

Patrizia Buracchi

A Filippo Lippo

Non so che dire perché Filippo Lippo mi piaceva tanto,l’ho visto una volta in tv, a teletruria forse, e anche nelle foto, era il simbolo dello Scudo di Pan, i suoi occhi dicevano tutto. Sento di dire queste parole per te e per Maria Pia, che mi vengono dal cuore, perché è stato una creatura dolcissima e tanto coraggiosa che ha tagliato in due la vita di quelli che lo hanno incontrato. E’ stato un “piccolo grande amore” di saggezza, era il cuore di tutti, a tutti ha fatto capire il senso dell’esistere.

Ci hai trasformato Filippo Lippo e ci hai riempito, hai svuotato i nostri cuori induriti e li hai colmati di un ardore incontenibile.

Sei stato l’inizio di una Storia, di un’avventura, hai tracciato un solco, hai fatto crollare le nostre difese, hai frantumato le nostre rigidità. Sei  stato mandato qui tra noi da un cielo molto più grande del nostro. Ti  sei fermato, nelle nostre coscienze e ci hai parlato. La tua essenza si respira in ogni mattone che è stato tirato su, che è stato costruito. Sei morto subito dopo il trasferimento di tutti in un’abitazione più grande, più spaziosa e sapevi che avevi contribuito a tutto questo: Ogni amico a quattro zampe che è stato curato e amato lo deve a te, il suo cuore ti apparterrà.  Prega per noi  ora che sei diventato un angelo, aiutaci perché la strada è ancora dura qui per noi e grazie per averci fatto capire che il dolore non è mai separato dall’amore  quando chi ama è un essere speciale…abbi cura di noi adesso piccolo-grande-tenace-dolce cagnolino.

 

di Patrizia Buracchi

 

Premio di poesia “Patrizia Buracchi”

Si è svolta il 3 giugno scorso la premiazione del Premio di Poesia Patrizia Buracchi, presso l’auditorium delle Santucce a Castiglion Fiorentino.
L’iniziativa, voluta ed organizzata dal prof. Tommaso Musarra,  ha avuto il plauso dell’Assessore Lachi, che si è augurato la sua prosecuzione anche nei prossimi anni, affinché divenga un appuntamento fisso della scena culturale castiglionese a ricordo della nostra cara Patrizia.
Sono intervenuti Mauro Arcioni, Lucia Marchesini e Nicola Caldarone, ricordando le passioni e la grande umanità di Patrizia Buracchi, oltre alla sua sensibilità poetica, che lucidamente traspare dalle sue pubblicazioni (raccolte di poesie e racconti): di alcune poesie si è data lettura durante la serata.
Di seguito sono state premiate Andreina Moretti (con “Lontano è la salvezza”), Sandra Tosatto e Marina Doria per la sezione a tema libero, Bruna Cantaluppi (con “Quella gatta”) e Vita Rossetta per la sezione riservata all’amore per gli animali. Sono state loro conferite delle speciali medaglie realizzate dal prof.Musarra.

 

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