Fumo

Cari amici,
purtroppo Fumo è venuto a mancare sabato scorso.
Lo Scudo di Pan è stato la tua famiglia in questi anni, caro vecchietto, ma hai sempre avuto qualcuno che pensava a te, che si è curato del tuo benessere e ti ha dedicato un amore speciale.
Ciao piccino!

Questa era la sua storia:

23/11/2016

Fumo è ormai un “nonnetto” ma è stato un gatto di colonia per anni, una brava signora tedesca badava a lui e ai suoi tanti compagni… Un giorno la signora dovette tornare a vivere in Germania, ma Fumo nel frattempo era diventato quasi cieco e lei non se la sentì di lasciarlo per strada, seppure sfamato da un’altra signora. Così, tanti anni fa, il micione arrivò allo Scudo di Pan, dove da allora vive in un ambiente protetto e sicuro.

Ormai Fumo è davvero vecchio, avrà sui 15 anni, ed è completamente cieco, ma per il tempo che ancora gli resta da vivere (e speriamo sia lungo) è felice che qualcuno abbia pensato a lui per un’adozione a distanza!

fumo

REPORT ATTIVITÀ SETTEMBRE 2017

Ecco il resoconto delle nostre attività del mese di Settembre:

Abbiamo avuto 18 ENTRATE, 3 adulti e 15 cuccioli.

ADULTI 3
Red 
Amaranta 
Teo

CUCCIOLI 15
161-162-163-164-165-166-167-168-171-172-173-174-175-177-178/17

ADOZIONI 
ADULTI 2
Caramella
Greta

CUCCIOLI 17
125-156-159-160-128-157-153-166-167-168-161-105-113-175-164-165-177/17

ADOZIONI TOTALI 19

PARADISO 5
ADULTI 1
Fumo
4 cuccioli

FUMO

 

 

Era nero

L’arrivo (Settembre 2008)

Era nero, era un marinaio. O meglio un ammiraglio
perché solo gli ammiragli vestono di nero e lui aveva il pelo
completamente nero. Era stanco, affamato, magro, non si faceva prendere,
né accarezzare. Ma era adorabile, un adorabile gattino con gli occhi giallo limone ,
più scuri a seconda della luce. Lo convinsi a restare. Anche per far compagnia alla Mici
la mia gattina. Lui era un po’ incerto, aveva fatto un lungo viaggio, la sua nave
era naufragata. Per miracolo aveva trovato la porta della mia casa aperta.                              
Qui in campagna si lascia spesso la porta aperta, c’è il profumo delle piante, dell’erba.
C’era il sole quando lui arrivò. La Mici lo fece entrare, lo incoraggiò con una zampetta:
“Su entra qui si sta bene”
“Buon giorno” dissi “E tu che ci fai?” Lui mi guardò con i suoi occhi tondi e luminosi
“Di me ti puoi fidare” continuai” siediti , mangia qualcosa”.
Mangiò. Inizialmente, quando ancora era diffidente, veniva solo a pranzo e a cena
con la Mici. Con il tempo rimase, nel giardino, tranquillo.
Poco a poco. Si fece accarezzare anche se un po’ riluttante alla coccole.
Usciva con la Mici sempre insieme dopo cena, tornavano tardi. Erano giovani, sei , sette mesi, due gatti “trovatelli”.                                                                                                                                                                

La dipartita ( fine ottobre 2008)

Ciò che mi è rimasto dentro di lui, del suo sguardo invitante
e impaurito allo stesso tempo, è stata la  dolcezza.  Avrei dovuto capire,
da quel suo stare, dal suo guardare pensoso nella notte, il suo frugare tra le foglie,
che sarebbe andato via. Sapevo che il mio potere su di lui era transitorio
ma speravo che si fermasse, facesse di questa casa la sua dimora…invece un giorno si è allontanato e non è più tornato.
Certo , la Mici era un po’ bisbetica. Ma lui pareva essere innamorato.
“Non la lascerà mai” dicevo” è una micina pazzerella però lui non la lascerà”
Spesso lo prendevo in braccio, mi divertivo con il  pelo nero, lungo, morbido, gonfio.
Stava bene. Almeno credevo. Lo credo ancora.
Voglio credere che lui sia dovuto tornare in mare, al comando della sua nave.                                                                       
Il ricordo ( dalla fine di ottobre 2008 in poi)

Era un marinaio in fin dei conti, e il suo posto era il mare.
O forse come Ulisse aveva trovato qui la sua Nausica ma il dovere lo aveva chiamato… Sicuramente è così. La sua sparizione è stata per questo motivo.
La gattina  lo sa. E’ stata un pò malinconica, poi ha ripreso vivacità.
Io invece ancora penso a lui. A quelle sue zampotte nere, al sui incedere lento.
Mi manca. Mi manca  il suo musetto con i baffi ben tenuti, da bravo ammiraglio.
Mi manca il suo stendersi per terra, come per farmi una gentile concessione mi guardava.
“Cipollotto” lo chiamavo perchè il suo corpo era  ancora tondo e acerbo,
di gatto ancora cucciolo…
Prendevo sulle ginocchia il batuffolo di gattino-marinaio anzi ammiraglio,                                                           con le dita entravo nel nero pelo,  folto, pulito. Percepivo il battito leggero del suo cuore
di cucciolo appena affacciato alla vita. Tastavo il pancino morbido. Lui apriva le
zampe per farsi coccolare. Gli piaceva farsi coccolare sul pancino,
spesso si addormentava… era così lieve e indifeso…                        
I suoi occhi mi dicevano che era triste, che forse sognava il mare,
però il suo mugolio di piacere era un invito a farsi accarezzare.                                                                     

La mancanza ( da “poi” a “sempre” )

Si accoccolava sulle mie gambe, lo stringevo appena al petto. “Il mio cipollotto”.
Poi arrivava la Mici e lui, da innamorato lasciava il caldo delle mie braccia e la seguiva, Giulietta e Romeo, cipollotto e cipollina, Chiara e l’Oscuro.
“Ritorna piccolo Romeo” (tanto l’ho cercato e cercato )”non so dove sei e mi manchi”
Mi meraviglio come questo mio desiderio forte, non faccia sì che lui trovi la via per tornare. Allora penso le cose più nere e più truci…. ma era così bello e dolce
Nessuno avrebbe mai potuto fargli del male.

N.B.

Però credo che lui abbia incontrato una gatta dal pelo bianco
e che se ne sia innamorato.
Infatti un anno fa è venuto ad abitare da me un gattino bianco e nero…                              

Patrizia Buracchi

 

Dolce, sana e bella: sono io, Caramella

Ciao Caramella!
Hai anche tu trovato casa, finalmente, una casa dove SIAMO SICURI che riceverai tutto l’amore che meriti, con qualcuno che si è curato del tuo benessere fin dall’inizio. A presto piccina, tienici aggiornati sulla tua nuova vita in famiglia!

Io sono Caramella. Le volontarie dicono che questo nome mi sta benissimo, perché sono super-dolce! Eh ma qui allo Scudo di Pan sono dei portenti a trovare i nomi giusti per i mici, hanno un talento! 
Sono dolce, e sono anche in perfetta salute, e sono bella, con il pelo di tre colori: bianco, grigio fumo e cipria. Uno splendore!
Io e Titina veniamo da Roma. La nostra è stata una vita molto difficile, lì, perché vivevamo per strada.
Ogni tanto mi capita, sai, di sentire gli umani che dicono: “Eh ma i gatti vogliono stare liberi!”. E non sono mica tanto d’accordo…cosa intendi per essere liberi? Stare in giro sull’asfalto, tra mille pericoli e frugando per il cibo nell’immondizia, d’estate, e d’inverno cercare il calore sui cofani delle auto in sosta? E’ questa per te la libertà? Dormire sugli zerbini delle case? Essere infestati di insettacci? 
Ogni tanto, volontaria scrittrice, io vi sento dire delle cose, quando ci venite a dare la pappona e a pulire la caccasanta, cose come: “Oh se non ne avessi già due ti porterei a casa con me!”. E allora mi chiedo: com’è la vita dei mici che portate a casa? Staranno chiusi in uno spazio meno grande dell’intera “città eterna”, certo, avranno meno da esplorare…ma avranno una ciotola per il cibo per la quale non rivaleggiare con nessuno, una cuccia pulita (o forse anche più di una…), e soprattutto, credo – e quando ci penso mi viene da fare le fusa, sì, al solo pensiero! – che abbiano tante coccole. Ah, quanto mi piacciono le coccole! Io sono una patita delle coccole, una esperta di coccole! Ti immagini? Un umano che fa le coccole solo a me? Tutte per me? Che ne dici, volontaria, c’è una casa anche per me, Caramella??

 

DESPAR: facevo la spesa da solo

“Ciao a tutti. Io sono Despar. Eh lo so che il nome vi ricorda qualcosa, tipo una catena di supermercati…infatti è da lì che vengo. Vi racconto la mia storia.

Ero un gatto randagio, quindi ero abituato a cavarmela da solo, e quando si è soli e mooolto affamati non si sta a guardare il pelo nell’uovo, non si sta a guardare se una cosa che si vuole mangiare è di qualcun altro, no? O forse sì…Beh, io avevo tanta fame, e girovagavo col nasino attento a captare ogni odore di cibo. Ad un certo punto ho sentito un odore fortissimo, c’era davvero moltooo cibo nelle vicinanze…ma dove? Niente cassonetti, no…Seguivo i miei sensi di gatto, il mio naso potente che mi guidava attraverso i palazzi, lì, fino ad una porta socchiusa…sì, il profumino fortissimo veniva da lì. Mi guardo intorno: sento dei rumori, ci sono degli umani lì attorno, ma il mio pancino protesta, dovevo mangiare. Sono entrato. E lì, tutto attorno a me, impilati in scaffali di ferro, sacchi e sacchi di pappa, di quella buona, non quella nei rifiuti, quella per i “mici di casa”! Il profumo mi stordiva, ero inebriato! Pancia mia fatti capanna! Aiutandomi con le unghiette e i dentini ho rotto i sacchi, e mi sono strafogato di crocchini prelibati! E sono tornato il giorno dopo, e quello dopo ancora. Voi non l’avreste fatto? Pappa buona in quantità, e sareste tornati a frugare nel cassonetto? Beh, non poteva durare per sempre…”.

I commessi del supermercato hanno chiamato disperati lo Scudo di Pan: un micio bricconcello si intrufolava nei magazzini e rovinava la merce per mangiare i croccantini. Despar è con noi da allora; qui ha cibo e un posto caldo per dormire e viene accudito per la sua insufficienza renale. Venite a conoscerlo!

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